POETI

Pablo García Baena / José Manuel Caballero Bonald / Antonio Gamoneda / María Victoria Atencia / Francisco Brines / Clara Janés / Antonio Carvajal / Guillermo Carnero / Jaime Siles / Luis Antonio de Villena / Andrés Sánchez Robayna / Juan Carlos Mestre / Luis García Montero / Ada Salas / Jordi Doce / Juan Andrés García Román / Elena Medel / David Leo García 

 
Andrés Sánchez Robayna

Andrés Sánchez Robayna (Las Palmas de Gran Canaria, 1952) è poeta e saggista. Ha studiato Filología Hispánica all'Università di Barcellona, dove si è dottorato nel 1977. Professore ordinario di Letteratura Spagnola, ha tenuto conferenze e corsi in numerose università ed istituzioni culturali in Europa e in America. Ha fondato e diretto la rivista  Syntaxis (1983-1993), considerata «una delle espressioni più alte del pensiero critco sulla letteratura e le arti plastiche» della recente storia spagnola. Ha ricevuto il Premio Nacional de la Crítica per il suo libro di versi La roca (1984), e il Premio Nacional de Traducción (1982) per la sua versione della poesia completa di Salvador Espriu. La sua opera poetica, iniziata nel 1970 con Día de aire e già tradotta in varie lingue, è raccolta nel volume En el cuerpo del mundo (Galaxia Gutenberg, 2004), a cui sono seguite, nel 2010, La sombra y la apariencia e nel 2019 Por el gran mar. In alcuni di questi libri ha collaborato con artisti come Antoni Tàpies, José Manuel Broto, José María Sicilia o Luis Palmero. È autore di numerosi libri di critica e si saggistica e dei seguenti volumi di diari: La inminencia (1996), Días y mitos (2002) y Mundo, año, hombre (2016). Ha tradotto, fra gli altri, William Wordsworth, Wallace Stevens, Paul Valéry, Joan Brossa, Ramon Xirau y Haroldo de Campos. Ha diretto il Departamento de Debate y Pensamiento del Centro Atlántico de Arte Moderno (CAAM) e la sede canaria della Universidad Internacional Menéndez Pelayo. Attualmente insegna Letteratura Spagnola presso la Universidad de La Laguna (Tenerife), dove dirige il Taller de Traducción Literaria, nel quale ha pubblicato, fra gli altri libri, i repertori di poesia moderna in traduzione castigliana intitolati De Keats a Bonnefoy (2006), Ars poetica (2011) y Las llamas sobre el agua (2016). 

XLV

(da El libro, tras la duna, 2002)

COMO el entendimiento

al entrar en los cuerpos,

hecho reminiscencia

del todo, y aun sin reminiscencia,

como solo deseo, como latido puro

en la cadena de los seres,

está alojada, dentro de nosotros,

igual que la simiente engendradora

dentro del fruto, y como centro y ojo,

en el cuerpo, la clara

simiente de belleza

unida a eternidad, a ella mirando

con lágrimas que ruedan por el rostro

de los mundos. Simiente

y centro y ojo,

dios y demon, su risa

se funde con su llanto,

pues en la tempestad

del deseo, en su fuerza (contempladla

en el relampagueo de la risa

de Filis y Beatriz, de Laura y Lesbia),

se escucha, al fondo, un viento de dolor

por la caducidad, por la conciencia

del fin, lo impermanente

contra nuestro designio

de eternidad y de inmortalidad.

Un llanto ahogado por el infinito

eco de la alegría, por la fuerza

furiosa del abrazo de los cuerpos,

pero al fin llanto audible.

No arrase el viento del dolor tu risa.

Hecho reminiscencia, sé latido puro

de eternidad.

XLV

(Il libro, oltre la duna, 2008) 

Simile all’intelletto 

quando entra nei corpi, 

fatto reminiscenza 

del tutto, e anche senza di essa, 

e solo desiderio, come palpito puro 

nella catena degli esseri, 

è conficcato, in ognuno di noi, 

uguale al seme procreatore dentro

il frutto, e come centro e come occhio, 

nel nostro corpo, il chiaro 

seme della bellezza 

unita a eternità, a essa guardando 

con lacrime che scorrono sul volto 

dei mondi. Ed è seme 

e centro e occhio, 

demone e dio, il suo ridere 

si fonde col suo pianto, 

se in mezzo alla tempesta 

del desiderio, strenuo (contemplatela 

nel brillare dei lampi delle risa 

di Fillide e Beatrice, Laura e Lesbia), 

si sente, in fondo, un vento di dolore 

per la caducità, per la coscienza 

della fine, il fugace 

contro i nostri disegni 

di eternità e d’immortalità. 

Un pianto soffocato da infiniti 

echi dell’allegria, dal veemente 

impeto dentro i corpi che si abbracciano, 

pur sempre udito pianto. 

Il vento del dolore non franga il tuo sorriso. 

Fatto reminiscenza, sii palpito puro 

d’eternità. 

 
Antonio Gamoneda

Antonio Gamoneda (Oviedo, 1931) ha pubblicato 47 libri di poesia (tra raccolte personali, collaborazioni con artisti e antologie), in gran parte tradotti in 17 lingue (inglese, francese, svedese, tedesco, italiano, ceco, olandese, portoghese, rumeno, bulgaro, ebraico, arabo, giapponese, coreano, polacco, catalano, gallego). La sua poesia fino al 2019 è stata raccolta nei due tomi del volume Esta luz (Galaxia-Gutenmberg, 2019). È inoltre autore di 3 libri in prosa (di cui due di memorie), 12 di saggi su arte e letteratura, 5 audio o audiovisivi e 4 opere in collaborazione con compositori musicali. È Doctor honoris causa presso le Università di Santo Domingo (Repubblica Dominicana), la UAEM (Messico), la Babes-Bolyai di Cluj (Romania), la César Vallejo" di Trujillo (Perù) e di  León (Spagna), ed ha ricevuto riconoscimenti da quelle  di San Luis Potosí (Messico), di Carabobo e di Valencia (Venezuela) e del Cairo (Egitto). La biblioteca dell'Istituto Cervantes di Francoforte è stata intitolata a suo nome. 

Nel 2005 ha ricevuto il Prix Européen de Littérature; nel 2006 il Premio "Reina Sofía" e il Premio Cervantes; nel 2012, il Pemio "Argana" (della cultura araba a poeti di tutti le lingue).

No tengo miedo ni esperanza... 

(Libro del frío, 1992) 

No tengo miedo ni esperanza. Desde un hotel exterior al destino, veo una playa negra y, lejanos, los grandes párpados de una ciudad cuyo dolor no me concierne. 

 

Vengo del metileno y el amor; tuve frío bajo los tubos de la muerte. 

 

Ahora contemplo el mar. No tengo miedo ni esperanza. 

Non ho paura né speranza... 

(Libro del freddo, 2009)

Non ho paura né speranza. Da un hotel al di fuori del destino, vedo una spiaggia nera e, in lontananza, le grandi palpebre di una città il cui dolore non mi riguarda. 

 

Vengo dal metilene e dall’amore; ho avuto freddo sotto i tubi della morte. 

 

Ora contemplo il mare. Non ho paura né speranza. 

 
Clara Janés
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Clara Janés è nata a Barcellona nel 1940. Laureata in Lettere e Filosofia, è anche Maitre és lettres, dell'Università di Parigi IV Sorbonne, in Letterature comparate. È autrice di poesie, romanzi, biografie, saggi e è particolarmente attiva come traduttrice, in particolare dalla lingua ceca e dell'opera poetica di Vladimír Holan e Jaroslav Seifert. Ha anche tradotto in spagnolo Marguerite Duras, Nathalie Sarraute, Katherine Mansfield e William Golding e, in collaborazione con conoscitori delle rispettive lingue, poeti turchi e persiani, sia moderni che mistici antichi. 

Nel 1992 è stato insignita del Premio della Fondazione Tutav (Turchia) per il suo lavoro di divulgazione della poesia turca in Spagna. Nel 1997, il Premio Nazionale della Traduzione per l'insieme della sua opera. Nell'anno 2000 riceve la Medaglia al merito di prima categoria dalla Repubblica Ceca per il suo lavoro di traduttrice e divulgatrice della letteratura di quel paese. Nel 2004 le è stata assegnata in Spagna la Medaglia al Merito in Belle Arti, nella categoria oro, nel 2007 il X Premio dele lettere spagnole Teresa de Ávila per la sua opera completa, e nel 2011 il Premio Francisco Pino per la poesia sperimentale con l'opera Movimientos insomnes. Nel 2012 è nominata Juglar de la Academia de San Juan de la Cruz e hija adoptiva de Fontiveros, nel 2014 nominata Membro Onorario del Centro per gli studi transdisciplinari di Parigi, CIRET; nel 2015 è nominata membro de la Real Academia Española de la Lengua. Nel 2017 è stata insignita del premio Gratias agimus dalla Repubblica Ceca. Nel 2019 il Premio internazionale dei poesia Jannus Panonius. È anche autrice di numerose poesie visive e sperimentali. La sua poesia è stata tradotta in più di venti lingue.

Sin fin 

(Fractales, 2005) 

Sobre el pétalo leve 

ondea la sombra 

de una mariposa 

y cae al agua un gemido. 

La corriente es un vórtice 

que aglutina la noche 

y desde esa noche, la voz se multiplica, 

emerge, asciende a los árboles, 

corre por las nubes, 

corre, llueve, danza. 

Llueve más allá del mar, 

abriendo el horizonte, 

la línea discontinua 

sin fin, 

que aúna nuestras horas 

dispares 

hasta que la galerna 

las dispersa. 

Senza fine 

(Fractales, 2005)

Sul sottile petalo 

ondeggia l’ombra 

di una farfalla 

e cade nell’acqua un gemito. 

È un vortice la corrente 

che agglutina la notte, 

e da quella notte la voce si moltiplica, 

emerge, ascende agli alberi, 

corre sulle nuvole, 

corre, piove, danza. 

Piove al di là del mare, 

aprendo l’orizzonte, 

la linea discontinua 

senza fine, 

che aduna le nostre ore 

più diverse, 

finché l’uragano 

le disperde.